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Slogans di un Buffone in occasione del Flop del Circo Massimo. 
contributo inviato il 11 ottobre 2014, via ilmezzosangue


Dai tempi di Ben Hur è la sede degl'avvenimenti più significativi dell'Urbe, la sede di elezione, ancor più della già vasta piazza San Giovanni, forse, ancor più di questa "Riferimento" della "Sinistra" e non solo. Un Cantante celebrativo dello Spirito Popolare - e romanesco -, Antonello Venditti, la colmò senza fatica fino alle adiacenti Terme di Caracalla incluse (c'ero anch'io quella sera e quando dopo "Sara", "Ci vorrebbe un amico..." e tante altre, partirono le note di "Grazie Roma" fu un tripudio). Squallidi baraccamenti, mi si scusi, oggi si chiamano tandaggi da show room, ingombrano un'arena avvezza a ben altri fasti e ben altra partecipazione popolare. Timur Vermes si è evidentemente sbagliato perché a "Lui è tornato" in chiave buffonesca aveva attribuito ben altro successo. Tuttavia, siccome il nostro è un "fegatoso" si presenta lo stesso, anche a fronte di presenze numeriche scoraggianti ed entra in scena subito con il caratteristico livore che da un pò a questa parte lo caratterizza: "Faremo il referendum per uscire dall'Euro... Perché se non puoi svalutare la tua moneta devi svalutare i salari che è quello che stanno facendo creando milioni di nuovi schiavi..." Ed ancora: "Il jobs act l'ha mica fatto Renzi, l'ha fatto Schoeble: lo stesso posto di lavoro e le stesse ore ma per di più precarie, le dividi tra tre persone ed hai triplicato i posti di lavoro..." e così via. Il riferimento più opportuno è quello di una celebre vignetta estera di alcuni anni fa che con il personaggio in questione nulla aveva a che fare. Recitava circa così: "Prima di azionare la bocca assicurarsi che il cervello sia inserito e non solo in stand by". La svalutazione della moneta (come il suo conio non corrispettivo), consigliato non a caso da Mefistofele nel Faust di Goethe, corrisponde infatti all'immediata riduzione del potere di acquisto della stessa, ovvero alla immediata riduzione del salario di tutti e qui andrebbe ricordata l'autorevolezza non del celebrato autore letterario, bensì quella dell'avvedutissimo Consigliere di Stato Wolfgang Goethe. Andrebbe inoltre ricordato che il nostro non è un Paese che "campa" come l'Arabia Saudita, la Nigeria, il Sud Africa, il Canada, la Russia etc. di vendita di materie prime. Il nostro è un Paese che "campa" di "trasformazione", ovvero acquista materie prime ne fa dei manufatti e li rivende. Senz'altro è vero che la svalutazione favorisce la vendita dei nostri prodotti - è la cosìddetta concorrenza sleale - senonché poi, per produrli i prodotti, bisogna acquistare le materie prime e quelle si pagano in oro o in dollari mica in Lire svalutate ed ormai carta da pacco... Ovvero: quello che hai guadagnato al girone d'andata ce lo rimetti due volte a quello di ritorno. Per la tanto sempre sbandierata uscita dalla tanto invisa Europa, andrebbe poi fatto toccare con mano che se la crisi attuale è per buona parte uno strascico della grande crisi americana degl'anni scorsi dovuta ai derivati, per altra è dovuta alla difficoltà di reggere la concorrenza proprio nei mercati europei che anc'or oggi costituiscono la fetta più rilevante del nostro export. L'uscita dall'Euro e dall'Unione Europea implicherebbe un immediato maggior tassamento dei nostri prodotti su quei mercati - oggi ne siamo esclusi perché Paese membro - e quindi un tracollo del nostro export. Infine il riferimento a Schoeble: l'ex Cancelliere ha fatto la sola cosa immediatamente attuabile in una Germania che alcuni anni fa era in una crisi grave e profonda: ha cercato di dividere equamente il lavoro realmente disponibile: appunto dalle ore di un posto di lavoro ne ha ricavati tre, ovviamente con la retribuzione di un terzo. Ebbene: un terzo di stipendio - per un terzo di ore lavorative - è meglio di inoccupati con nessuno stipendio. Così i posti di lavoro sono triplicati e la Germania è uscita dalla crisi (i sacrifici non sono stati chiesti solo a greci e portoghesi... E, a proposito: proprio grazie alla cura della tanto invisa Troika quei Paesi si stanno riavendo).
francesco latteri scholten.
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Lavoro: il lato oscuro di Keynes. 
contributo inviato il 9 ottobre 2014, via ilmezzosangue


In tempi di grande crisi riecheggiano quelle del passato, in particolare quella del '29 nel Novecento e dunque i suoi analisti. Riaffiora quello grande del "Professore di Harward", John Kenneth Galbraith, recentemente scomparso, ma, soprattutto, quello di John Maynard Keynes, il primo e più grande studioso proprio della crisi del '29 che metteva in discussione tutta quanta l'economia "classica", incapace e di leggerla e di interpretarla in quanto fondate in fine su un dato fideistico, quello dell'automatismo dell'economia per cui essa tendeva automaticamente al proprio riassetto. La crisi del '29 dimostrò la falsità di questo assunto. L'analisi di questa crisi diede a Keynes le basi per il superamento dell'economia classica da cui egli si distanziò soprattutto in tre punti: a) la concezione della moneta non più semplicemente come mezzo di scambio, ma anche come fondo di valore; b) l'abbandono della legge di Say secondo la quale ogni offerta crea automaticamente la propria domanda per cui non può non esservi equilibrio tra domanda ed offerta; c) contro la concezione classica che ammetteva periodi di sottooccupazione, si afferma la rigidità dei salari verso il basso. Corretto così il sistema si tratta di riportarlo all'equilibrio e ciò spetta - al pari che in Marx - allo Stato. Allo Stato in particolare spetta di correggere e bilanciare gli andamenti dei cicli economici, mantenere la piena occupazione, stabilizzare e incrementare il reddito nazionale, eliminare gli squilibri territoriali, prevedere le esigenze delle generazioni future. In tutto ciò lo Stato non ha da temere un deficit, in quanto - è la tesi fondamentale del nostro - un deficit di bilancio sortisce necessariamente effetti espansionistici per il sistema economico anche se finanziato attraverso l'indebitamento dello Stato. Le tesi keynesiane - probabilmente ignorandone l'autore - trovarono una loro messa in pratica già pochissimi anni dopo il '29, precisamente a partire dal '33, in Germania da un personaggio che diverrà famigeratamente e terribilmente famoso: Adolf Hitler. In Germania la crisi ebbe ripercussioni molto più forti che altrove, basti ricordare che un francobollo da affrancatura semplice era giunto a "valere" 5 miliardi di marchi, ovvero il marco non valeva più assolutamente neppure la carta su cui lo si stampava. La politica e con essa l'economia, quelle di Weimar, erano inceppate da una sinistra che aveva poco meno del 50% dei voti ed una destra che solo con l'ausilio della minoranza hitleriana poteva bilanciarla. Il 27 febbraio del 1933, ad un mese dalla sua elezione a Cancelliere, Hitler fa incendiare il Reichstag attribuendone la responsabilità ai comunisti ed alle sinistre: è la scusa per per le proscrizioni e deportazioni di massa, è la nascita dei KZ, i Konzentrations-Lager, i campi di concentramento i quali accolgono anzitutto gli oppositori politici del regime, in massa, ad essi si aggiungeranno i delinquenti comuni, i sessualmente diversi, le vite indegne di essere vissute e gli ebrei. Questi campi sono certamente anche campi di prigionia, di tortura, di sperimentazione sull'uomo e molte altre atrocità ed infamie, ma essi sono anzitutto - e lo specifica assai bene la scritta sul cancello di Auschwitz - dei campi di lavoro: Arbeit macht Frei. Non si tratta di un senso figurato o di una scritta di scherno, la legge che vi impera è infatti una legge economica: se e fintantoché produci di più di ciò che costi vivi, appena costi di più ti si elimina. L'uomo è ridotto a totale funzione dell'economia. E l'economia tedesca risorge e risorge in pochissimo tempo, nel giro di due - tre anni è di nuovo un gigante. Si finanzia sul deficit, come dice Keynes, e con ciò realizza progetti colossali, quali la rete autostradale, la rete ferroviaria con i treni più veloci del mondo (230 Km/h già le vaporiere di allora), le colossali opere di urbanistica etc. e, soprattutto una produzione bellica inimmaginabile. Il lavoro per tutto questo è fornito dai milioni di deportati dei campi di concentramento che ogni mattina vengono trasportati dai campi ai cantieri di autostrade, ferrovie, alle fabbriche di armamenti etc, la sera sono ricondotti nei campi. Oggi è ancora così con milioni di extracomunitari e non: il keynesismo moderno. E questo è l'altro volto, quello oscuro, quello che sempre è nascosto, delle economie keynesiane.
francesco latteri scholten.
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Tutti morti 43 studenti messicani scomparsi? 
contributo inviato il 9 ottobre 2014, via PaoloBorrello

L’individuazione, il 2 ottobre 2014, di una fossa comune nella città di Iguala (stato di Guerrero), in Messico, ha aumentato il timore per la sorte di 43 studenti scomparsi il 26 settembre. Del resto sono molte le persone scomparse in quel Paese e non più ritrovate. Probabilmente sono state uccise, spesso addirittura da agenti di polizia o da uomini appartenenti ai clan del narcotraffico.

Infatti il 26 settembre – come viene rilevato in un comunicato della sezione italiana di Amnesty International – circa 80 studenti vennero attaccati da agenti della polizia municipale e da uomini appartenenti a una banda armata mentre stavano lasciando Iguala a bordo di tre autobus. Gli studenti erano giunti da altre zone dello stato di Guerrero per prendere parte a una protesta.

Oltre a quelli scomparsi, tre studenti vennero uccisi e oltre 20 rimasero feriti. Da allora, le autorità hanno arrestato 30 persone, tra cui 22 agenti della polizia municipale.

Amnesty International ha sollecitato le autorità federali ad avocare a se stesse l’inchiesta avviata dalle autorità dello stato di Guerrero sulla sorte dei 43 studenti e a dare pubblico sostegno all’azione del team di antropologi forensi argentini che si trova già a Iguala per esumare e identificare i resti scoperti nella fossa comune.

Poiché quanto avvenuto nello stato di Guerrero non rappresenta un caso isolato in un Paese, come il Messico, con il quale le nazioni più sviluppate mantengono delle relazioni, economiche soprattutto ma non solo, piuttosto intense, sarebbe necessario, a mio avviso, che le istituzioni internazionali, in primo luogo l’Onu, e anche singoli governi si occupassero di quanto si verifica in Messico.

Particolarmente grave è il frequente coinvolgimento della polizia locale in atti delinquenziali, contraddistinti spesso da veri e propri omicidi, derivanti dai frequenti rapporti che esponenti della polizia messicana instaurano con i clan del narcotraffico.

Tutto ciò ci interessa? O ci interessa solamente vedere con molto interesse le puntate della serie televisiva “The bridge”, nelle quali sono trattate tali problematiche?

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