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La memoria pubblica a Torino tra omissioni, agiografie e vergogne

contributo inviato da hommerevolte il 13 aprile 2014

Ieri sera tornando dal cinema al posteggio di piazza San Carlo, nel centro di Torino, mi cade l'occhio su una lapide apposta all'esterno dei portici all'altezza del caffé Caval ëd Brons. Ricorda i due giorni di eccidi del 21 e 22 settembre 1864 quando furono uccisi 52 cittadini e feriti 187 che protestavano contro il cambio di capitale a Firenze.
Più che la riscoperta della (prima) Strage (di Stato) di Torino, che era scivolata nell'oblio, quello che mi impressiona è la data in cui la targa è stata apposta: il 4 dicembre 1999, quasi 150 anni dopo i fatti!

Si tratta di un rattoppo della memoria pubblica evidentemente debitore al libro dello storico di area leghista, Roberto Gremmo, uscito nello stesso anno.


Dall'altra parte, è facile osservare che l'agiografica della Resistenza nel secondo dopo guerra, attraverso l'associazione partigiani, ANPI, ha riempito subito le vie di Torino di lapidi in ricordo dei partigiani. La toponomastica stessa è stata investita del fenomeno e, in anni più recenti, anche l'iconografia dei centri sociali. Emblematico il caso di Dante Di Nanni: una lapide, una vie e un murales lo celebrano nel quartiere San Paolo come eroico partigiano suicida. Settanta anno dopo viene fuori che in verità il partigiano "nel tentativo di sfuggire all’assedio si nascose nella canna della pattumiera e lì venne individuato dai fascisti" e ucciso. (si veda articolo)



Sempre nel quartiere San Paolo, durante gli anni di piombo, viene ucciso lo studente Emanuele Iurilli il 9 marzo 1979 durante uno scontro a fuoco tra terroristi di Prima Linea e polizia. Dal 2009 c'è una legge regionale del Piemonte atta istituire e finanziare la posa di targhe commemorative delle vittime del terrorismo in collaborazione con la relativa associazione, l'Aiviter.
Dopo 5 anni non una è stata posta.
I permessi per apporre la prima, da dedicare proprio al giovane Iurilli, giacciono da quasi due anni nella commissione toponomastica del Consiglio comunale della città.

Mentre a Milano si è appena concluso il 26 Marzo 2014 il ciclo di cerimonie di inaugurazioni di spazi pubblici e targhe dedicate alle vittime del terrorismo del capoluogo lombardo, con una collaborazione tra Aiviter e le diverse (politicamente) amministrazioni comunali nel corso degli ultimi anni; a Torino, viceversa, il sistema che domina la città tende costantemente a rimuovere la memoria delle vittime di quel periodo, nonostante sia la città sede dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (AIVITER), che raccoglie le vittime dirette ferite e le famiglie di oltre 400 vittime del terrorismo in tutta Italia.

Oltre ad essere disapplicata la suddetta legge regionale  del 11 maggio 2009 n. 14 con cui la Regione Piemonte intendeva “promuovere la tutela e la valorizzazione dei luoghi che furono teatro di attentati ed episodi terroristici nel territorio piemontese”, anche la richiesta di un monumento in memoria di tutte le vittime del terrorismo di ogni tempo e luogo, è rimasta lettera morta nonostante gli impegni degli ultimi due sindaci della città verso i due Presidenti dell'associazione Aiviter che si sono succeduti nell'ultimo decennio: di Sergio Chiamparino verso Maurizio Puddu e di Piero Fassino verso Dante Notaristefano.

Del resto l'approccio del ceto dirigente cittadino al tema della memoria di quegli anni è ben sintetizzato da quanto capitò il 20 maggio 2012, "quando il sindaco di Torino, Piero Fassino, annuncia la sua decisione di celebrare il matrimonio dell’ex Br Nicola D’Amore condannato per l’omicidio del capo officina Lancia, Piero Coggiola. E lo spiega così: «Credo che sia un atto di civiltà e di riconciliazione». Poi la retromarcia dopo le proteste dei familiari delle vittime."
Concludo sottolineando semplicmente che un processo serio di riconciliazione, come è stato ben analizzato nel libri di Anna Cento Bull "Ending Terrorism in Italy", non è questione solo tra Stato e terroristi, ma deve coinvolgere anche le vittime. Se questo non capita, l'eredità di quella funesta stagione si trascinerà fatale piena di rancori, polemiche, sospetti, omertà privando la memoria pubblica di una civile storia condivisa.

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