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IL PRIMO AMORE AL TEMPO DEI SOCIAL

contributo inviato da fiordistella il 17 marzo 2017

«Secondo me, ci potresti pure limonare». Eravamo all’inizio della seconda media, dodici anni o giù di lì. E fino al giorno prima avevo giocato per anni, fino alla consunzione, con gli stessi soldatini e la stessa confezione di Lego. Non ebbi il coraggio di dire a Flavio – il compagno di classe che la sapeva lunga, perché aveva fratelli più grandi – che non avevo la più pallida idea di che cosa significasse, «limonare». E mi tenni il dubbio per i giorni a venire.

Non c’era Internet, né tutto il sesso esplicito che ha portato con sé. E se crescevi in una famiglia pudica, quale era la mia, c’era caso che non avessi mai nemmeno intravisto degli organi genitali, a eccezione dei tuoi. Anche perché di educazione sessuale, nemmeno a parlarne (in questo, ahimè, non siamo cambiati poi molto). Mancava poco che, per me, i bambini li portasse ancora la cicogna. Così le prime esperienze amorose, e vagamente legate alla sessualità, erano figlie del passaparola. A volta criptico, come nel mio caso.

In quarant’anni le cose sono cambiate, e molto. A cominciare dal fatto che, come per tutto il resto, anche in fatto di sessualità i Duemila – gli adolescenti di oggi – sono esposti a una mole di informazioni e di relazioni che noi non potevamo nemmeno immaginare. Così rete, social network e chat contribuiscono in misura rilevante alla loro «educazione sentimentale», nel bene e nel male.Ma – come racconta Paola Cicerone nel dossier di questo numero – l’immagine che emerge dalle cronache delle nuove generazioni che si affacciano all’età adulta nell’era di Internet non è del tutto 
affidabile. Non di rado leggiamo sui giornali di giovani indifesi alla mercè di ogni genere di pericolo che si possa incontrare in rete, dal sexting – l’abominevole pratica di rendere pubbliche foto scattate in momenti di intimità – alla pedofilia. (Del primo, d’altra parte, possono essere vittime anche gli adulti, a volte con tragiche conseguenze.)

I rischi ci sono, e nessuno intende sminuirli. Ma secondo Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dell’adolescenza all’Università Cattolica di Milano, per esempio, «forse oggi si vive la sessualità con maggiore serenità rispetto a qualche decennio fa». In genere, ma non sempre, gli adolescenti hanno esperienze sessuali più precoci, anche se non sempre legate all’innamoramento, come se «la prima volta» fosse una sfida. Da una parte dunque, si parla di più di sesso, e dall’altra si tende a farlo con più disinvoltura, magari senza rifletterci più di tanto, senza chiedersi se lo si desidera davvero.

È un problema? Dipende dalla consapevolezza con cui lo si affronta. Da genitori, che magari hanno passato un pomeriggio arrovellandosi su che cosa diavolo volesse dire «limonare», possiamo solo vigilare e metterci a disposizione di figli che dovessero chiedere il nostro conforto. Proibire, ecco, quello no. Per almeno due ragioni. La prima è che l’adolescenza è un’età di scoperta, di noi stessi e del mondo che ci circonda. La seconda è che non c’è niente di meglio che proibire una cosa a un ragazzino per fargliela fare.

L'editoriale del n. 147 di Mente&Cervello,di Marco Cattaneo

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