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La morte di Liu Xiabo, agli altri governi i diritti umani in Cina non interessano

contributo inviato da paoloborrello il 16 luglio 2017

E’ morto, per un cancro al fegato, Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace. Liu era in carcere per il suo impegno in difesa dei diritti umani nel suo Paese. Da poche settimane era stata decisa la sua libertà condizionata per motivi di salute in un ospedale cinese, ma il governo non aveva accolto la sua richiesta di essere curato in un altro Paese.

Ma nessun governo si è impegnato attivamente affinchè la Cina accogliesse la richiesta di Liu.

Non mi vorrei fermare, però, alla vicenda, seppur molto importante, della morte di Liu.

In Cina si verificano frequenti e gravi violazioni dei diritti umani.

Ma i governi dei Paesi più importanti nel mondo sono silenti nei confronti di tali violazioni. Non esercitano affatto pressioni di notevole rilievo affinchè la situazione dei diritti umani in Cina migliori sensibilmente.

Anche in questo caso, gli interessi economici risultano essere ben più importanti rispetto ai diritti umani. E ciò avviene soprattutto in seguito al crescente e notevole peso economico della Cina, i cui investimenti all’estero, di diversa natura e in varie aree territoriali, hanno subìto negli ultimi anni un aumento vertiginoso.

Di nuovo, si può sostenere la piena validità del detto latino “Pecunia non olet”.

Sarebbe necessario, invece, che i governi dei maggiori Paesi chiedessero, con risolutezza, alla Cina di rispettare i diritti umani. Ed anche le popolazioni di quei Paesi dovrebbero fare altrettanto.

Peraltro, io sono convinto che il governo cinese potrebbe migliorare la situazione dei diritti umani, senza che, per questo, venisse messo in discussione radicalmente il potere politico del partito unico, cioè del partito comunista, né il ruolo economico acquisito, nel corso degli anni, dalla Cina. Certo, quel partito si dovrebbe trasformare, il regime cinese dovrebbe diventare democratico, ma senza stravolgimenti nel sistema politico.

Concludo, per ricordare Liu Xiaobo, utilizzando il comunicato emesso da Amnesty International.

“A nome di circa 7 milioni di persone che nel mondo combattono in difesa dei diritti umani, Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha espresso il cordoglio per la scomparsa del premio Nobel per la pace Liu Xiabo,

‘Oggi piangiamo la perdita di una gigante dei diritti umani. Siamo solidali con sua moglie Liu Xia e con gli altri membri della sua famiglia, che soffrono una perdita incommensurabile. Dobbiamo fare tutto il possibile per porre fine agli arresti domiciliari e alla sorveglianza di Liu Xia e per garantire che non sia più perseguitata dalle autorità’.

Solo il 26 giugno l’attivista per la democrazia ed ex lettore universitario è stato posto in libertà condizionata per motivi di salute e trasferito in un ospedale di Shenyang, nel nord-est della Cina. Sua moglie ha potuto incontrarlo nei giorni successivi.

Era malato di cancro al fegato, giunto in fase terminale, ma il governo di Pechino ha negato a lui e a sua moglie, la possibilità di recarsi all’estero per ricevere cure mediche.

Molti governi si erano messi a disposizione per il trasferimento all’estero e le cure mediche. Il 29 giugno Amnesty International e altri 153 Nobel per la pace avevano sottoscritto una lettera al presidente cinese Xi Jinping.

Liu Xiaobo, intellettuale e scrittore, è stato tra i promotori di “Carta 08”, un manifesto in favore di riforme politiche  e legali e di un sistema democratico  e rispettoso dei diritti umani, sottoscritto originariamente da 300 personalità e in seguito da oltre 12.000 cittadini cinesi.

Arrestato l’8 dicembre 2008, il giorno prima della diffusione on line di “Carta 08”, Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione il 25 dicembre 2009 al termine di un processo durato due ore. Tra le “prove” contro di lui, anche gli articoli da lui scritti sul movimento per la democrazia del 1989.

‘Liu Xiabo per decenni ha combattuto instancabilmente per far progredire i diritti umani e le libertà fondamentali in Cina. Lo ha fatto a dispetto della più implacabile e spesso più brutale opposizione da parte del governo cinese – ha ricordato Shetty -. Di volta in volta hanno cercato di ridurlo al silenzio e ogni volta hanno fallito. Nonostante gli anni passati a subire persecuzione, repressione e carcerazione, Liu Xiabo ha continuato a battersi per le sue convinzioni’.

Dopo l’assegnazione del Nobel per la pace 2010, le autorità hanno cercato di far cadere il silenzio su Liu Xiaobo minacciando e intimidendo i suoi familiari e sostenitori. Negli ultimi sette anni sua moglie, Liu Xia, è stata sottoposta illegalmente agli arresti domiciliari col divieto di comunicare col mondo esterno.

‘Anche se ci ha lasciati, tutto ciò per cui si è battuto perdura – ha concluso il segretario generale di Amnesty International -. Il più grande omaggio che possiamo ora tributargli è quello di continuare la lotta per i diritti umani in Cina e di riconoscere l’importante eredità che lascia dopo di sé. Grazie a Liu Xiabo milioni di persone in Cina e in tutto il mondo sono state ispirate a difendere la libertà e la giustizia contro l’oppressione’”.


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