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Una neonata, con sindrome di Down, abbandonata, che nessuno voleva adottare

contributo inviato da paoloborrello il 7 ottobre 2017

Nel nostro Paese, purtroppo, succede anche questo. Una neonata con sindrome di down non solo è stata abbandonata in ospedale, ma non si è riuscito  nemmeno a trovare una famiglia che la adottasse. Alla fine è scattata l’adozione speciale, cioè tale da permettere, grazie a una legge (la n. 184 del 1983, articolo 44), di venir meno ai requisiti richiesti dalla normativa sulle adozioni, estendendo questa possibilità anche ai single.

Ed è stato proprio un single, infatti, a farsi avanti, aprendo le braccia e la porta della propria casa alla piccola. Da tempo, l’uomo aveva chiesto di poter avere in affidamento un bambino con disabilità, senza porre alcuna condizione o restrizione.

Anna Contardi, coordinatrice ai Aipd (associazione italiana persone down) ha rilasciato su www.redattoresociale.it la seguente intervista.

Anna Contardi, ancora accade dunque che un neonato con la sindrome di Down sia abbandonato?

Premetto che parliamo di casi rarissimi: l’abbandono di questi neonati è un fenomeno limitatissimo. La maggior parte dei bambini con sindrome di Down vengono accolti e vivono in famiglia tranquillamente.

Diminuiscono anche le interruzioni di gravidanza in presenza di sindrome di Down?

Sì, anche se queste continuano ad essere abbastanza frequenti. Ma molto è cambiato, in questi anni, nell’immaginario collettivo: incontro sempre più famiglie che, pur scoprendo la sindrome durante la gravidanza, decidono comunque di portarla a termine. Questo sarebbe stato quasi impossibile, solo 20 anni fa.

Ma c’è anche la difficoltà di trovare una famiglia adottiva, in questa storia che arriva da Napoli.

Non posso dire che sia facile trovare coppie disposte ad accogliere bimbi con disabilità in genere, ma posso testimoniare che ci sono, tra i nostri soci, tanti genitori adottivi di bambini e ragazzi con sindrome di Down. Va però considerato un fatto: l’adozione risponde da un lato al bisogno del bambino di avere una famiglia, ma anche spesso al bisogno di una coppia di completarsi con un figlio. E’ in questo caso che, comprensibilmente, l’adozione di una bambino con disabilità fa paura. La nostra esperienza conferma che è più facile che un bambino con sindrome di Down sia adottato da una famiglia che ha già figli naturali. Il fatto che si sia, alla fine di questa storia, trovato un genitore disposto ad accogliere la neonata mi pare una bella notizia: evidentemente il giudice ha riconosciuto la motivazione e la disponibilità di questa persona.

Cosa ci dice, in sintesi, questa storia, soprattutto mentre ci si prepara alla giornata nazionale delle persone con sindrome di Down?

Che bisogna lavorare ancora tanto su conoscenza e informazione: tanto si è fatto, ma molto resta ancora da fare. La paura, l’abbandono, l’interruzione di gravidanza sono tutti temi collegati alla conoscenza. Se si parlasse meglio dei bambini e degli adulti con sindrome di Down, si abbasserebbero anche le paure che a volte portano le famiglie a interrompere una gravidanza o, assai più raramente, ad abbandonare un neonato.

Io ritengo che abbia davvero ragione Anna Contardi.

Si deve parlare meglio dei bambini e degli adulti con sindrome di Down. Del resto con questo post ho tentato di raggiungere proprio questo obiettivo. Ma è del tutto evidente che devono essere soprattutto i mass media a svolgere tale compito. Purtroppo, fino ad ora, lo hanno fatto in misura del tutto insufficiente.


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